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millegiorni

Guida interattiva · Gravidanza · Settimana 23

Lo sentite muovere?Cosa succede dentro di lui, e come imparare a conoscerlo.

Una guida da leggere con calma, magari sul divano, con una mano sulla pancia. Partiamo dalle prime sensazioni, scopriamo cosa succede nel cervello del bambino ogni volta che si muove, impariamo a conoscere il suo ritmo e a riconoscere, se mai servirà, un cambiamento. Ogni concetto si può approfondire fino alla fonte scientifica.

Una donna in gravidanza sdraiata sul fianco e il papà con la mano sulla pancia, da cui partono cerchi di puntini colorati

01

Una bollicina.

Sera. Siete sul divano, finalmente ferme dopo una giornata lunga. La televisione accesa, il telefono in mano, nessuna fretta. E a un certo punto, in basso, da un lato della pancia, qualcosa si muove. Non è un calcio, è più leggero: una bollicina. Un guizzo, come un pesciolino che gira su se stesso.

Una donna in gravidanza sul divano, con la mano sulla pancia, sorride sorpresa mentre sente il primo guizzo
Era la pancia, o era lui?

Vi fermate. Aspettate. Non succede più niente. Era la pancia che lavorava, o era lui? Era lei?

Qualche sera dopo, di nuovo. E poi ancora, un po' più chiaro. Finché un giorno non ci sono più dubbi, e il papà o un familiare accanto a te appoggia la mano sulla pancia e aspetta, trattenendo il fiato, di sentirlo anche lui.

È uno dei momenti più belli della gravidanza. Ed è anche, senza che nessuno ve lo dica, l'inizio di un dialogo.

Oppure no: siete alla ventitreesima settimana e non avete ancora sentito niente di sicuro. Qualche sensazione strana, forse, ma niente che vi faccia dire “eccolo”. Se è così, prima di tutto: anche questo può essere del tutto normale, e tra poco vediamo perché.

In questa edizione parliamo dei movimenti del bambino, e di tutto quello che c'è dietro. Perché quel guizzo che sentite non è solo un segno di vita: è un cervello che si sta costruendo, e che usa il corpo per farlo. È il modo in cui il bambino vi dice, ogni giorno, che sta bene. Ed è il primo canale di una conversazione tra voi due, o meglio, tra voi tre.

In pratica

Come leggere questa guida. Ogni concetto parte da una frase semplice. Se volete saperne di più, premete Approfondisci; se volete sapere da dove viene l'informazione, premete Mostra la fonte. Potete fermarvi al livello che preferite.

02

Quando si comincia a sentirlo

Il bambino si muove molto prima che voi possiate accorgervene. Nelle ecografie dei primi mesi lo si vede già agitare braccia e gambe, girarsi, stiracchiarsi. Ma è così piccolo, e protetto da così tanto liquido, che i suoi movimenti non arrivano fino a voi.

In media, le prime sensazioni arrivano verso la diciannovesima settimana. Ma c'è molta variabilità: c'è chi le sente già alla quattordicesima e chi solo alla ventiquattresima, e tutte e due le cose sono normali.

Più a fondo

Alcune condizioni rendono la prima percezione più tardiva, senza che questo dica nulla sulla salute del bambino. La più frequente è la prima gravidanza: chi non ha mai sentito questi movimenti fa più fatica a riconoscerli, e li confonde a lungo con la pancia che lavora. Alla seconda gravidanza, invece, spesso li si riconosce prima.

Conta anche la posizione della placenta. Se la placenta si trova sulla parete anteriore dell'utero, cioè davanti, tra il bambino e la pancia (si chiama placenta anteriore, ed è scritto nel referto dell'ecografia), fa da cuscinetto e attutisce i colpi. Lo stesso, in misura minore, possono fare un peso corporeo più alto e l'età materna.

SNLG-ISS, Linea guida Gravidanza fisiologica, terza parte dell'aggiornamento: valutazione del benessere fetale, 2026 (età media alla prima percezione 19 ± 1,5 settimane, tra la 14ª e la 24ª; percezione più tardiva con prima gravidanza, placenta anteriore, indice di massa corporea più alto, età materna). NHS, Your baby's movements.

Leggere la scienza

Perché la fonte è importante?

Quando un genitore cerca informazioni sulla salute del proprio bambino, trova di tutto: il consiglio dell'amica, il post sul forum, l'articolo del giornale, il parere dell'esperto in televisione. Tutte queste voci parlano con la stessa sicurezza. Ma non hanno lo stesso peso. Citare la fonte serve a questo: a farvi sapere da dove arriva un'informazione, e quindi quanto potete fidarvi.

Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

Non serve che diventiate esperti di statistica. Basta ricordare una domanda, da fare a qualunque consiglio, compreso il nostro: “come lo sappiamo?”

Le fonti aiutano a scegliere, ma non sostituiscono il parere del vostro pediatra, che conosce il vostro bambino.

E da lì in avanti? Spostate il cursore sulla vostra settimana:

Cosa si sente, settimana per settimana

Andamento indicativo dei movimenti percepiti, senza scala

prime sensazioni: ~19 sett.poi stabili fino al parto1420263240settimane di gravidanza

Colpetti riconoscibili

Le sensazioni diventano più nette e più frequenti. Entro la 24ª settimana quasi tutte le mamme le sentono: se a 24 settimane non avete ancora sentito nulla, ditelo a chi vi segue.

Ricapitolando: le prime sensazioni arrivano in media verso le 19 settimane, ma è normale anche più tardi, soprattutto alla prima gravidanza o con la placenta anteriore. Se a 24 settimane non avete sentito nulla, ditelo a chi vi segue.

03

Cosa si sente davvero

Nessuno sa descrivere bene le prime sensazioni, perché non assomigliano a niente di conosciuto. Le mamme parlano di bollicine, di farfalle, di un pesciolino, di un “plop”, di qualcosa che sfiora l'interno della pancia. Con il passare delle settimane le parole cambiano: colpetti, calci, pugni, capriole, una spinta sotto le coste.

Non tutti i movimenti del bambino arrivano fino a voi. Ne sentite una parte, ed è normale: quelli piccoli sfuggono più facilmente, quelli in cui si muove tutto il corpo si sentono quasi sempre.

Più a fondo

Quando si confrontano le sensazioni delle mamme con quello che si vede contemporaneamente in ecografia, si scopre che viene percepito circa la metà dei movimenti isolati di braccia e gambe, e circa otto movimenti su dieci in cui si muovono insieme tronco e arti.

Il singhiozzo merita una parola a parte. Dal secondo trimestre molte mamme sentono una serie di piccoli sobbalzi regolari, ritmici come un orologio, che possono durare diversi minuti: è il bambino che ha il singhiozzo. Non dà fastidio a lui ed è un riflesso del tutto normale. Nel terzo trimestre lo riconoscono quasi 8 mamme su 10, e negli studi il singhiozzo del bambino compare tra i segnali rassicuranti.

Anche la vostra situazione conta: in piedi, di corsa o con la testa altrove, molti movimenti sfuggono. Per questo tante mamme si accorgono del bambino soprattutto la sera, a letto o sul divano: non è sempre lui a muoversi di più, siete anche voi ad ascoltarlo meglio.

SNLG-ISS, Gravidanza fisiologica, valutazione del benessere fetale, 2026 (circa il 50% dei movimenti isolati degli arti e l'80% dei movimenti combinati di tronco e arti viene percepito; percezione ridotta in piedi o seduta, con attività fisica o distrazione; il singhiozzo fetale è associato a un rischio più basso). Bradford BF et al., PLoS One, 2019 (singhiozzo riconosciuto dal 78,8% delle donne nel terzo trimestre; movimenti percepiti meglio da sedute e tranquille che mangiando o bevendo).

Leggere la scienza

Perché la fonte è importante?

Quando un genitore cerca informazioni sulla salute del proprio bambino, trova di tutto: il consiglio dell'amica, il post sul forum, l'articolo del giornale, il parere dell'esperto in televisione. Tutte queste voci parlano con la stessa sicurezza. Ma non hanno lo stesso peso. Citare la fonte serve a questo: a farvi sapere da dove arriva un'informazione, e quindi quanto potete fidarvi.

Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

Non serve che diventiate esperti di statistica. Basta ricordare una domanda, da fare a qualunque consiglio, compreso il nostro: “come lo sappiamo?”

Le fonti aiutano a scegliere, ma non sostituiscono il parere del vostro pediatra, che conosce il vostro bambino.

In pratica

Il momento migliore per ascoltarlo è la sera, sdraiate su un fianco. Se volete che lo senta anche il papà: mano aperta e ferma dove lo sentite voi, e un po' di pazienza. Da fuori i colpetti arrivano qualche settimana più tardi che da dentro.

E a proposito di fianco: tra qualche settimana, dalla ventottesima, la posizione in cui vi addormentate diventerà importante anche per un'altra ragione, che riguarda il benessere del bambino. È un consiglio semplice, ma merita di essere spiegato bene, con i suoi perché e le sue fonti: ve lo raccontiamo con calma quando sarà il momento giusto, alla settimana 28.

Ricapitolando: non sentite tutti i movimenti, e non serve: ne sentite abbastanza per conoscerlo. Li sentirete meglio quando siete ferme e tranquille.

04

Cosa succede nella sua mente

Ogni volta che sentite un colpetto, è facile immaginare un bambino che “scalcia”, come farebbe un bambino più grande che gioca. Ma dentro quel gesto succede molto di più, e la ricerca degli ultimi vent'anni ce lo ha mostrato con una precisione che fino a poco tempo fa sembrava impossibile.

Un bambino raccolto nella pancia, con la mano vicino alla bocca e puntini colorati che si accendono lungo braccia e gambe
Ogni colpetto è un segnale che viaggia verso il suo cervello.

Seguite il viaggio di un calcio, dal piede al cervello, in tre momenti della gravidanza:

Il viaggio di un calcio

Dal movimento al cervello, in tre momenti della gravidanza

CortecciaSottopiastraTalamoMidollo spinaleUn piede che si muove

Il segnale aspetta sotto la corteccia

Il comando del calcio parte dal midollo spinale, il fascio di nervi protetto dentro la colonna vertebrale. Il segnale del tatto fa la strada al contrario: risale fino al talamo, una specie di centralino nel profondo del cervello che smista le sensazioni, e da lì arriva in una sala d'attesa sotto la corteccia, la sottopiastra. È una zona che esiste solo prima della nascita: le fibre aspettano lì perché la corteccia, sopra, è ancora un cantiere.

I movimenti non servono solo a farsi sentire. Servono al suo cervello per conoscere il suo corpo: ogni movimento manda un segnale che, settimana dopo settimana, aiuta a disegnare dentro di lui la mappa di mani, piedi, braccia e gambe.

Più a fondo

Come si fa a saperlo, se il bambino è in pancia? Lo hanno osservato i ricercatori studiando neonati nati prematuri, intorno alla 30ª settimana, con l'elettroencefalogramma, l'esame che registra l'attività elettrica del cervello attraverso piccoli sensori appoggiati sulla testa. Ogni volta che il bambino muoveva spontaneamente una mano o un piede, nella zona della corteccia corrispondente comparivano delle onde rapide, che sul tracciato hanno la forma di una pennellata e che per questo i ricercatori chiamano delta brush, “pennellate”. Esistono solo in questa fase della vita, e scompaiono verso il termine: sono la firma di un cervello in costruzione.

Perché conta? Perché in pancia arrivano pochi stimoli dal mondo: è buio, i suoni sono attutiti, non c'è niente da afferrare. Così è il corpo stesso del bambino a fare da primo maestro: si muove, si tocca, sente le pareti intorno, e il cervello, a ogni colpo, impara dove si trova ciascuna parte del corpo. In uno studio su 400 neonati, osservati con la risonanza magnetica funzionale (che mostra quali zone del cervello si attivano), alla data del termine questa mappa era già organizzata in modo molto simile a quella di un adulto.

Anche il resto del corpo ne approfitta. La biomeccanica, la scienza che studia le forze che agiscono sul corpo, ha ricostruito la forza dei calci a partire da risonanze magnetiche “in movimento”, un esame che non usa raggi. I calci diventano più forti tra la 20ª e la 30ª settimana, e le spinte su ossa e articolazioni crescono fino alla fine della gravidanza. L'idea è che quelle spinte aiutino le articolazioni, come quella dell'anca, a prendere la loro forma, un po' come l'acqua che modella un sasso. È un'ipotesi solida, ma ancora in studio.

Krsnik Ž et al., Frontiers in Neuroscience, 2017 (fibre talamo-corticali in attesa nella sottopiastra e ingresso nella corteccia a 23–24 settimane dal concepimento, cioè circa 25–26 di gravidanza). Milh M et al., Cerebral Cortex, 2007 (neonati prematuri di 29–31 settimane, “delta brush” nella corteccia somatosensoriale). Dall'Orso S et al., Human Brain Mapping, 2022 (400 neonati). Verbruggen SW et al., Journal of the Royal Society Interface, 2018 (forza dei calci dalla 20ª alla 30ª settimana) e Journal of Biomechanics, 2018.

Leggere la scienza

Perché la fonte è importante?

Quando un genitore cerca informazioni sulla salute del proprio bambino, trova di tutto: il consiglio dell'amica, il post sul forum, l'articolo del giornale, il parere dell'esperto in televisione. Tutte queste voci parlano con la stessa sicurezza. Ma non hanno lo stesso peso. Citare la fonte serve a questo: a farvi sapere da dove arriva un'informazione, e quindi quanto potete fidarvi.

Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

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Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

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E non sono gesti a caso. Già verso la 22ª settimana, portare la mano alla bocca ha la forma di un'azione pianificata: il movimento rallenta e si fa più preciso quando la meta è delicata, come gli occhi.

Più a fondo

Cosa vuol dire “pianificata”? Pensate a quando prendete un bicchiere pieno fino all'orlo: la mano rallenta prima ancora di toccarlo, perché il cervello ha già deciso come avvicinarsi. Nel gesto, insomma, c'è un progetto. Lo si è scoperto con le ecografie in quattro dimensioni, cioè immagini tridimensionali in movimento (la quarta dimensione è il tempo), analizzate fotogramma per fotogramma misurando velocità e traiettoria della mano: la stessa analisi, detta cinematica, che si usa per studiare i gesti degli atleti. A 14 e 18 settimane i movimenti della mano verso il viso sono ancora poco regolari; a 22 hanno già una “forma” riconoscibile, che cambia a seconda che la mano vada verso la bocca o verso gli occhi.

C'è di più. Già dalla 18ª settimana la mano più rapida e precisa verso i bersagli delicati è, quasi sempre, quella che il bambino userà di più da grande: in uno studio, osservando questi movimenti si poteva prevedere se sarebbe stato destro o mancino, verificato poi a 9 anni. E dalla 24ª settimana in avanti la bocca si apre sempre più spesso prima che la mano arrivi: in 15 bambini seguiti fino alla 36ª, la quota di aperture “anticipate” cresceva di circa l'8% a settimana. Il bambino comincia ad anticipare, invece di limitarsi a reagire.

Una precisazione, per onestà. Questi gesti diventano sempre più complessi tra la 24ª e la 34ª settimana, in parallelo con la maturazione del cervello; ma nessuno studio dimostra che corrispondano a una coscienza come la nostra. Non significa che il bambino “voglia” o “sappia”: significa che il suo cervello sta imparando a organizzare il movimento. Ed è già moltissimo.

Zoia S et al., Experimental Brain Research, 2007. Parma V et al., Scientific Reports, 2017. Reissland N et al., Developmental Psychobiology, 2014. Pramono MBA et al., Journal of Perinatal Medicine, 2025 (revisione sistematica di 74 studi).

Leggere la scienza

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Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

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Ricapitolando: ogni movimento aiuta il suo cervello a costruire la mappa del corpo, e i suoi gesti diventano sempre più organizzati. Lo sentite crescere, letteralmente, da dentro.

05

Ogni bambino ha il suo ritmo

Ed eccoci al concetto più utile di tutta la guida. Lo diciamo subito in una frase, e poi ci giriamo intorno con calma.

Non esiste un numero giusto di movimenti. Esiste il suo ritmo: e il suo ritmo lo conoscete voi.

Con il passare delle settimane vi accorgerete che il bambino ha delle abitudini. Ci sono momenti della giornata in cui è più vivace, per esempio la sera e la notte, quando vi sdraiate. E ci sono momenti in cui è più tranquillo, perché dorme. Ogni bambino ha le sue, e non c'è un modello giusto da rispettare.

Anche prima di nascere il bambino alterna veglia e sonno. I suoi periodi di sonno possono durare anche 40 o 50 minuti, e in quei momenti si muove poco o niente. Per questo una breve pausa non è un segnale d'allarme: è un sonnellino.

Più a fondo

Forse vi è capitato di sentir parlare di “contare i calci”: per esempio, dieci movimenti entro un certo numero di ore. Sono metodi nati decenni fa, e in alcuni Paesi si usano ancora. Le ricerche, però, non hanno mai trovato un numero capace di distinguere con sicurezza un bambino che sta bene da uno che non sta bene. E i grandi studi che hanno chiesto alle mamme di contare non hanno ridotto le morti in utero; in compenso hanno aumentato un po' i parti indotti e i cesarei.

Per questo oggi le linee guida, quella italiana compresa, puntano su un'altra cosa: non sul numero, ma sulla vostra percezione del suo ritmo. Siete voi a sapere com'è il vostro bambino in un giorno normale, e quindi siete voi le persone più adatte ad accorgervi se qualcosa cambia.

Detto questo, se contare vi aiuta a sentirvi in contatto con lui, non c'è niente di male: alcuni studi dicono che riduce l'ansia e rafforza il legame con il bambino. L'importante è che il numero non diventi un esame da superare.

E il ritmo della giornata? Già negli anni Ottanta uno studio su 116 donne nelle ultime settimane di gravidanza aveva visto un picco di attività la sera, tra le 21 e le 22, un momento più tranquillo nel cuore della notte, tra l'1 e le 5, e un piccolo risveglio verso le 7 del mattino. Questo ritmo è in buona parte guidato da voi, dalle vostre giornate, dal vostro riposo, dai vostri ormoni: il bambino non ha ancora un orologio tutto suo, ma si accorda al vostro.

Poi, tra la 32ª e la 34ª settimana circa, succede una cosa che i ricercatori aspettano con curiosità. Tre segnali che fino a quel momento andavano ciascuno per conto suo, il battito del cuore, i movimenti del corpo e quelli degli occhi, cominciano ad andare a tempo tra loro. Si chiamano stati comportamentali, e sono i primi veri “sonno tranquillo”, “sonno attivo” e “veglia”: come un'orchestra in cui gli strumenti, dopo aver provato da soli, cominciano a suonare insieme. È il segno che il cervello comincia a coordinare il corpo intero.

SNLG-ISS, Gravidanza fisiologica, valutazione del benessere fetale, 2026 (cicli di sonno fetale fino a 40–50 minuti; nessuna soglia quantitativa affidabile). Mangesi L et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015. Bellussi F et al., Obstetrics & Gynecology, 2020. Ehrström C., Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 1984. Nijhuis IJ et al., Developmental Psychobiology, 1999 (battito, movimenti del corpo e degli occhi si coordinano dopo la 32ª–34ª settimana).

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Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

Non serve che diventiate esperti di statistica. Basta ricordare una domanda, da fare a qualunque consiglio, compreso il nostro: “come lo sappiamo?”

Le fonti aiutano a scegliere, ma non sostituiscono il parere del vostro pediatra, che conosce il vostro bambino.

Nelle prossime settimane provate a fare caso ai suoi momenti. Non è un compito, e non serve farlo oggi. Qui sotto trovate una piccola mappa: toccate ogni momento della giornata per segnare quanto lo sentite, di solito. Se volete, tornateci ogni tanto.

La mappa del suo ritmo

Toccate ogni momento della giornata per indicare quanto lo sentite, di solito.

Non serve compilarla tutta, né farlo oggi: potete tornarci nei prossimi giorni, man mano che lo conoscete.

Resta solo su questo dispositivo.

Quello che ne viene fuori è il vostro punto di riferimento. Non per confrontarlo con altri bambini, né con quello che si legge in giro, ma con se stesso. Un cambiamento rispetto al suo ritmo abituale è l'informazione più preziosa che potete avere.

Ricapitolando: niente numeri magici. Il bambino ha momenti vivaci e momenti di sonno, e un suo ritmo: conoscerlo vi permette di accorgervi se cambia.

07

Se qualcosa cambia

Tutto quello che abbiamo raccontato fin qui ha anche un lato molto concreto, ed è giusto dirlo con chiarezza, una volta e bene.

Nelle gravidanze senza complicazioni, la linea guida italiana considera i movimenti il principale strumento per sapere che il bambino sta bene: più dei tracciati o delle ecografie di routine, per una ragione semplice, ci sono ogni giorno. Quando un bambino riceve meno ossigeno o nutrimento, per esempio perché la placenta lavora meno bene, una delle prime cose che fa è risparmiare energie, e si muove di meno. Per questo una riduzione dei movimenti può essere un segnale precoce, quando c'è ancora tempo per intervenire. Ed è per questo che, dalla 28ª settimana, a ogni visita vi chiederanno: “Come si muove il bambino?”.

Se il suo ritmo cambia, se si muove meno o non lo sentite, chiamate il punto nascita senza rimandare, a qualsiasi ora: è esattamente quello che vi chiedono di fare.

Qui sotto trovate le situazioni più comuni, con qualche parola in più per ciascuna.

Cosa state notando?

Scegliete la situazione che state vivendo, o quella che temete di vivere.

Vale dalla 24ª settimana in poi. Prima, se avevate già cominciato a sentirlo e qualcosa vi preoccupa, parlatene con chi vi segue. Se non riuscite a contattare nessuno, andate al pronto soccorso ostetrico o chiamate il 112.

E nella grande maggioranza dei casi va tutto bene. Almeno 4 donne su 10 si preoccupano almeno una volta per i movimenti del bambino, e quasi sempre l'episodio è passeggero: dormiva, eravate distratte, la giornata era stata piena. Il controllo serve proprio a distinguere.

Più a fondo

Il controllo è una cosa ordinaria, che in sala parto fanno ogni giorno, preferibilmente entro un paio d'ore dalla chiamata: si ascolta il battito, si registra per un po' un tracciato, si misura la pancia e, se serve, si fa un'ecografia. Il più delle volte si conclude con un bambino che, come per dispetto, ricomincia a muoversi proprio sul lettino. Tornare a casa rassicurate non vuol dire aver chiamato per niente: vuol dire che il sistema ha funzionato.

Tre cose, invece, non aiutano. Il doppler comprato online, perché sentire un battito non significa che il bambino stia bene, e non è sempre facile distinguerlo dal vostro. Bere qualcosa di dolce e aspettare che “si svegli”, perché non serve aspettare. E contare per ore per esserne sicure, perché non esiste un numero che dia questa sicurezza.

SNLG-ISS, Gravidanza fisiologica, valutazione del benessere fetale, 2026 (movimenti come principale modalità di sorveglianza; almeno il 40% delle donne si preoccupa almeno una volta; valutazione preferibilmente entro due ore). NICE, Antenatal care (NG201), 2021. RCOG, Reduced Fetal Movements, Green-top Guideline n. 57. NHS, Your baby's movements.

Leggere la scienza

Perché la fonte è importante?

Quando un genitore cerca informazioni sulla salute del proprio bambino, trova di tutto: il consiglio dell'amica, il post sul forum, l'articolo del giornale, il parere dell'esperto in televisione. Tutte queste voci parlano con la stessa sicurezza. Ma non hanno lo stesso peso. Citare la fonte serve a questo: a farvi sapere da dove arriva un'informazione, e quindi quanto potete fidarvi.

Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

Non serve che diventiate esperti di statistica. Basta ricordare una domanda, da fare a qualunque consiglio, compreso il nostro: “come lo sappiamo?”

Le fonti aiutano a scegliere, ma non sostituiscono il parere del vostro pediatra, che conosce il vostro bambino.

In pratica

Oggi stesso: cercate il numero della sala parto o del pronto soccorso ostetrico dell'ospedale dove pensate di partorire, e salvatelo nel telefono di tutti e due con un nome che troverete subito, per esempio “Sala parto”. È uno di quei numeri che è meglio avere e non usare.

Ricapitolando: i movimenti sono il modo più semplice per sapere, ogni giorno, che sta bene. Se il suo ritmo cambia, un controllo in giornata, a qualsiasi ora; quasi sempre si torna a casa tranquille.

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E voi?

Fin qui abbiamo parlato del bambino. Ma questa guida è anche per voi, e per una paura molto comune che forse state provando mentre leggete: quella di diventare ansiose, di passare le giornate ad ascoltare la pancia, di chiamare per niente.

Di notte, a letto, una donna in gravidanza e il suo compagno con le mani sulla pancia, a occhi chiusi
Due persone che conoscono lo stesso ritmo.

La verità è che conoscere il suo ritmo, di solito, riduce l'ansia invece di aumentarla. Sapere com'è il vostro bambino in un giorno normale vi permette di godervi i suoi movimenti senza interrogarli di continuo. E sapere cosa fare se qualcosa cambia toglie il peso del dubbio: non dovete decidere voi se è grave.

Non dovete diventare sentinelle. Dovete solo conoscerlo.

E se il legame, per ora, non lo sentite così forte? Succede, ed è più comune di quanto si dica. C'è chi si emoziona alla prima bollicina e chi comincia a sentire il bambino “vero” solo molto più avanti, a volte solo quando lo tiene in braccio. Il legame non ha un calendario, e non si misura in emozioni provate al momento giusto: si costruisce, giorno dopo giorno, anche dopo la nascita.

E il papà? Ha un ruolo più grande di quanto si pensi, e non solo come sostegno: anche lui sta imparando a conoscere il bambino, la sera, con la mano sulla pancia, e a riconoscere il suo ritmo. Può ricordarsi del numero della sala parto quando voi siete troppo preoccupate per pensarci. E può dire la frase più utile di tutte, quando vede un'esitazione: “Chiamiamo. Se va tutto bene, meglio così.” Due persone che conoscono lo stesso ritmo si accorgono prima, e con meno paura, se qualcosa cambia.

Se invece vi accorgete che la preoccupazione per il bambino occupa gran parte delle vostre giornate, vi toglie il sonno o la serenità, parlatene con chi vi segue. L'ansia in gravidanza è frequente, non è una colpa, e si può affrontare: anche questo fa parte della cura del bambino.

Ricapitolando: conoscere il suo ritmo aiuta a stare più tranquille, non meno. Il legame ha i suoi tempi, e il papà, che sta imparando a conoscerlo insieme a voi, è un alleato prezioso.

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Mito o evidenza?

Prima di salutarci, mettiamo alla prova tre frasi che probabilmente avete già sentito. Cosa ne pensate? Rispondete e scoprite cosa dice la scienza.

Toccate una risposta per scoprire cosa dice la scienza.

  • Mito o evidenza?

    “Verso la fine si muove meno perché non ha più spazio.”

  • Mito o evidenza?

    “Se scalcia tanto, sarà un bambino agitato e difficile.”

  • Mito o evidenza?

    “Se scalcia tanto, è un maschio.”

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Da salvare (o da mettere sul frigo)

Se doveste ricordare solo poche cose di questa guida, sarebbero queste. Potete stamparle, o mandarle a chi vi sta vicino.

  • Le prime farfalle arrivano in media verso le 19 settimane, ma è normale sentirle anche più tardi. Se a 24 settimane non avete sentito nulla, ditelo a chi vi segue.
  • I movimenti non servono solo a farsi sentire: aiutano il suo cervello a costruire la mappa del corpo, e diventano sempre più organizzati.
  • Non esiste un numero giusto di movimenti: conta il suo ritmo, che spesso è più vivace la sera.
  • Verso la fine i movimenti cambiano forma, ma non dovrebbero diminuire.
  • Se il suo ritmo cambia, un controllo in giornata, a qualsiasi ora: si chiama il punto nascita, senza doppler casalinghi né attese.
  • Ascoltarlo è già un dialogo: la mano sulla pancia, la sera, è il vostro primo appuntamento a tre.

Tra qualche settimana quei movimenti saranno così familiari che vi sembrerà di conoscerlo da sempre. Lo riconoscerete quando si stiracchia, quando ha il singhiozzo, quando risponde alla vostra mano o a quella del papà. E il giorno in cui lo terrete in braccio, vi accorgerete che avevate cominciato a conoscerlo molto prima di vederlo.

Ci sentiamo la prossima settimana.

P.S. Se conoscete qualcuno che aspetta un bambino, fategli leggere questa guida. Quello che succede nella mente di un bambino in pancia è una di quelle cose che tutti dovrebbero sapere, e che quasi nessuno racconta.

Un'edizione come questa, ogni settimana, per tutta la gravidanza.

La newsletter 1000 giorni segue la vostra settimana di gravidanza e poi l'età del bambino, fino ai due anni.

Fonti

Leggere la scienza

Perché la fonte è importante?

Quando un genitore cerca informazioni sulla salute del proprio bambino, trova di tutto: il consiglio dell'amica, il post sul forum, l'articolo del giornale, il parere dell'esperto in televisione. Tutte queste voci parlano con la stessa sicurezza. Ma non hanno lo stesso peso. Citare la fonte serve a questo: a farvi sapere da dove arriva un'informazione, e quindi quanto potete fidarvi.

Non tutte le prove valgono uguale

In medicina le informazioni si ordinano in una specie di piramide: in basso quelle più deboli, in alto quelle più solide. Toccate ogni livello per scoprire cosa significa.

↑ più solidepiù deboli ↓

Toccate un livello della piramide.

Perché “a me ha funzionato” non basta

Prendiamo un esempio concreto. Il pianto delle coliche, come abbiamo visto, cala da solo dopo le 8–9 settimane. Immaginate un genitore che inizia a dare delle gocce alla settima settimana: dopo qualche giorno il pianto diminuisce, e il genitore, comprensibilmente, pensa che siano state le gocce.

Ma il pianto sarebbe calato comunque. Senza un confronto con un gruppo di bambini che non ha preso le gocce, è impossibile sapere se hanno fatto qualcosa. Ecco perché gli studi seri confrontano sempre due gruppi: è l'unico modo per separare l'effetto vero dalla coincidenza.

Come si riconosce uno studio affidabile

  • C'è un confronto? Un gruppo che riceve il trattamento e uno che non lo riceve, divisi a sorte.
  • Quante persone ha coinvolto? Più sono, meno è probabile che il risultato sia frutto del caso.
  • È stato controllato da altri esperti? Le riviste scientifiche serie fanno valutare ogni studio da esperti indipendenti prima di pubblicarlo (“revisione tra pari”).
  • Chi lo ha finanziato? Non è un motivo per scartarlo, ma è un'informazione da conoscere.
  • È recente, ed è confermato da altri studi? Un risultato isolato è un indizio; tanti risultati concordi sono una prova.

E perché lo facciamo noi

Citare le fonti è un impegno di trasparenza: vi permette di verificare quello che scriviamo, di portarlo al vostro pediatra, di approfondirlo se volete. Significa anche ammettere i limiti: la scienza si aggiorna, e quando arrivano prove nuove aggiorniamo anche i nostri contenuti.

Non serve che diventiate esperti di statistica. Basta ricordare una domanda, da fare a qualunque consiglio, compreso il nostro: “come lo sappiamo?”

Le fonti aiutano a scegliere, ma non sostituiscono il parere del vostro pediatra, che conosce il vostro bambino.

  1. SNLG-ISS. Linea guida Gravidanza fisiologica. Terza parte dell'aggiornamento: valutazione del benessere fetale. Istituto Superiore di Sanità, 2026.
  2. NICE. Antenatal care (NG201), 2021.
  3. Royal College of Obstetricians and Gynaecologists. Reduced Fetal Movements. Green-top Guideline n. 57. BJOG (aggiornamento dell'edizione 2011).
  4. Norman JE et al. Awareness of fetal movements and care package to reduce fetal mortality (AFFIRM): a stepped wedge, cluster-randomised trial. The Lancet, 2018; 392: 1629–1638.
  5. Mangesi L, Hofmeyr GJ, Smith V, Smyth RM. Fetal movement counting for assessment of fetal wellbeing. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015; CD004909.
  6. Bellussi F et al. Fetal movement counting and perinatal mortality: a systematic review and meta-analysis. Obstetrics & Gynecology, 2020; 135: 453–462.
  7. Bradford BF et al. A diurnal fetal movement pattern: findings from a cross-sectional study of maternally perceived fetal movements in the third trimester of pregnancy. PLoS One, 2019; 14(6): e0217583.
  8. Marx V, Nagy E. Fetal behavioural responses to maternal voice and touch. PLoS One, 2015; 10(6): e0129118.
  9. Krsnik Ž et al. Growth of thalamocortical fibers to the somatosensory cortex in the human fetal brain. Frontiers in Neuroscience, 2017; 11: 233.
  10. Milh M et al. Rapid cortical oscillations and early motor activity in premature human neonate. Cerebral Cortex, 2007; 17: 1582–1594.
  11. Dall'Orso S et al. Development of functional organization within the sensorimotor network across the perinatal period. Human Brain Mapping, 2022; 43: 2249–2261.
  12. Verbruggen SW et al. Stresses and strains on the human fetal skeleton during development. Journal of the Royal Society Interface, 2018; 15: 20170593.
  13. Verbruggen SW et al. Altered biomechanical stimulation of the developing hip joint in presence of hip dysplasia risk factors. Journal of Biomechanics, 2018; 78: 1–9.
  14. Zoia S et al. Evidence of early development of action planning in the human foetus: a kinematic study. Experimental Brain Research, 2007; 176: 217–226.
  15. Parma V et al. The origin of human handedness and its role in pre-birth motor control. Scientific Reports, 2017; 7: 16804.
  16. Reissland N et al. The development of anticipation in the fetus: a longitudinal account of human fetal mouth movements in reaction to and anticipation of touch. Developmental Psychobiology, 2014; 56: 955–963.
  17. Pramono MBA et al. Fetal neurobehavior and consciousness: a systematic review of 4D ultrasound evidence and ethical challenges. Journal of Perinatal Medicine, 2025; 53: 1145–1158.
  18. Ehrström C. Circadian rhythm of fetal movements. Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 1984; 63: 539–541.
  19. Nijhuis IJ et al. Temporal organization of fetal behavior from 24-weeks gestation onwards in normal and complicated pregnancies. Developmental Psychobiology, 1999; 34: 257–268.
  20. Castiello U et al. Wired to be social: the ontogeny of human interaction. PLoS One, 2010; 5: e13199.
  21. DiPietro JA et al. What does fetal movement predict about behavior during the first two years of life? Developmental Psychobiology, 2002; 40: 358–371.
  22. Tendais I et al. Developmental trajectories of general and breathing movements in fetal twins. Developmental Psychobiology, 2019; 61: 626–633.
  23. Trombetta T et al. Pre-natal attachment and parent-to-infant attachment: a systematic review. Frontiers in Psychology, 2021; 12: 620942.
  24. NHS. Your baby's movements.

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere di chi vi segue in gravidanza. In caso di emergenza chiamate il 112.

Lo sentite muovere? Guida interattiva ai movimenti del bambino in gravidanza · millegiorni